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Il Valore del Gioco
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Froebel:

E' stato definito il pedagogista del romanticismo ma la sua grande opera consiste nel nella realizzazione di istituzioni per la prima infanzia che rivoluzionano i modi di concepire i rapporti educativi.Il metodo per la prima educazione è l'espressività e l'importanza de gioco.Egli ritiene che intervenire in educazione significhi ostacolare l'azione divina e predeterminare i procedimente didattici equivale a violare la suprema legge dello spirito:la spontaneità.Il "metodo Frobel" è incentrato sulla spontaneità del gioco in cui il bambino rappresenta il proprio mondo interiore.Il gioco rivela le più intime tendenze di ciascuno e il bambino non lo interpreta come divertimento ma come un vero e proprio lavoro.Il gioco diventa così la "strada maestra" della scuola dell'infanzia:attraverso di esso si sviluppano il linguaggio,il disegno,la produttività e l'attività logico-matematica.L'esempio più tipico del metodo frobeliano come continuità tra gioco e apprendimento è costituito dalla pedagogia dei "DONI" che sfrutta la naturale curiosità del fanciullo.I doni sono una serie di giochi presentati metodicamente al bambino con un determinato ordinato:il primo è la PALLA che,come simbolo dell'infinito,rappresenta l'unita e,se unita ad altre simili,la molteplicità.per mezzo di essa il bambino esercita la mano,le dita,il braccio e l'occhio.Il secondo consiste nella SFERA,CUBO,CILINDRO.Attraverso di essi il bambino impara a riconoscere i contrasti:la sfera come unità e movimento contrapposta al cubo come molteplicitòe riposo;e impara a conciliarli:il cilindro come sintesi di sfera e cubo.Il terzo dono è costituito da un cubo suddiviso in otto cubetti e serve a far acquisire il rapporto tra le partie il tutto.Il quarto dono,rappresentato da un cubo diviso in otto mattoncini,il quinto è un cubo diviso in 27 cubetti e il sesto dono è un cubo diviso in 27 mattoncini.Questi doni attuano una progressione nella conoscenza del reale che dall'unità passa alla molteplicità arricchendo l'abilità manuale del bambino nelle sue attività creative.

Il sistema froebeliano in Italia si scontrò dapprima opponendosi ma poi accordandosi con l’istituzione degli asili d’infanzia aportiani. Da notare che il primo asilo infantile di natura privata e a pagamento fu fondato dall’abate Ferrante Aporti, che ne aveva escogitato anche il metodo di insegnamento, sul finire del 1828 a Cremona, e quindi nacque anteriormente al primo “giardino d’infanzia” tedesco.

Il clima culturale e pedagogico dell’Italia all’indomani dell’unità fu caratterizzato dalla prevalenza dei motivi del “positivismo”, attento ai caratteri di concretezza e scientificità, per nulla incline a esigenze di natura spirituale e religiosa o misticheggiante come si mostrava il froebelismo.

Da ciò il rifiuto degli aspetti spontanei e intuitivi nella educazione dei fanciulli e la fondamentale sottolineatura degli aspetti sperimentali e scientifici, di riflessione esatta, senza fughe sentimentali e romantiche ( la formazione dello “strumento testa” come fine dell’istruzione secondo il Gabelli).

Il Gabelli, comunque, anche se critico, non rigettò totalmente il metodo froebeliano tanto che scriveva : “L’eccellenza di questo metodo consiste nel secondare le inclinazioni del bambino, nel penetrare, per dir così, nei suoi gusti e nella sua mente”.

Nel Congresso pedagogico tenuto a Napoli nel 1870 fu accuratamente svolto un esame comparativo tra il metodo di Froebel e il metodo italiano di Aporti , e venne altamente raccomandata l’introduzione del metodo sperimentale come base delle istituzioni preparatorie all’istruzione primaria (scuole materne).

I “giardini d’infanzia” in Italia,comunque, hanno sempre ricevuto storicamente particolare attenzione e lustro da parte dei legislatori a partire dall’Unità d’Italia .

L’istruzione prescolastica non venne presa in considerazione dalla Legge Casati ( 1859), la prima legge che stabilì un ordinamento scolastico per la scuola italiana .

In un contesto in cui le istituzioni educative dell’infanzia ebbero un carattere custodialistico e assistenziale va sottolineato che nel periodo postunitario non si ravvisò che il personale fosse fornito di quel titolo di studio che si definiva “patente”.

Tuttavia dopo vent’anni dalla Legge Casati, con il Regolamento del 30. 9. 1880, n. 5666 venne sancita l’obbligatorietà della “patente” per le maestre dei “giardini d’infanzia” froebeliani , gli unici annessi alle “scuole normali”. Ciò vale a sottolineare l’alta reputazione di cui godevano queste istituzioni e il privilegio che esse avevano per l’essere annesse ad una scuola superiore, ma anche per il fatto che in tali “giardini d’infanzia” doveva svolgersi il “tirocinio” delle future maestre.

Adolfo Pick, vivace sostenitore del metodo froebeliano, agitò il mondo pedagogico italiano. Così il metodo froebeliano fu accolto con entusiasmo, soprattutto per le sue caratteristiche attivistiche e sperimentali che si opponevano all’istruzione verbalistica e dogmatica. Il suo fondamento ideologico fu trascurato nelle applicazioni che divennero approssimative. Il successo del metodo si accrebbe tuttavia fino alla fine del secolo. Dopo i primi giardini istituiti a Venezia rapidamente anche gli altri “patronati”, che nelle città presiedevano alle istituzioni educative, si persuasero ad abbandonare il sistema aportiano e a sostituirlo con il sistema froebeliano.

Ma i capisaldi del metodo ( condurre la mente del bambino alla conoscenza della divinità attraverso la conoscenza della creazione, i doni come simboli di elementi mistici, il giardino rivelatore dell’opera divina, le occupazioni condotte con una rigorosa preparazione e successine per realizzare questi principi) perdevano il loro rigore.

Il Pick si impegnò in conferenze in tutta l’Italia, ma era amareggiato nel vedere che il metodo era stravolto e male applicato.

Nella primavera del 1886 il Pick ebbe l’incarico ufficiale dal Ministro dell’Istruzione Coppino di fare un corso per le maestre comunali di Roma. Sembra che fosse intenzione del Coppino di convocare a Roma i direttori di tutte le “scuole normali” perché in conferenze, presiedute dal Pick, avesse luogo la raccomandazione di dare un indirizzo unico alla applicazione del metodo froebeliano. L’Ardigò ( positivista ) dichiarò tuttavia che nelle scuole froebeliane succedeva non di rado che si usasse sulla mente dei bambini una coercizione che bene e spesso spegneva le intelligenze più attive al punto di arrestare lo sviluppo naturale. Perciò si verificò un progressivo logoramento del “metodo” e alla fine del secolo si sentì l’esigenza di una sua sostanziale revisione. Il ministro Coppino introdusse in tutte le scuole il lavoro e lo estese anche ai “giardini d’infanzia” che perciò furono snaturati in quanto il loro punto forte era il giuoco.

Con la riforma Gentile del 1923 i “giardini d’infanzia” ricevettero un loro peculiare riconoscimento giuridico. Gentile, come filosofo che tradusse le sue idee nelle riforme scolastiche, aveva un suo specifico modo di concepire l’educazione. In lui era preponderante, in opposizione al positivismo imperante prima dell’avvento dell’idealismo italiano di cui egli fu uno dei capostipiti, la concezione della creatività dello spirito, di un sapere che non fosse vuoto e passivo ingombro del soggetto ma conquista che si attua perennemente nel continuo ricrearsi di colui che apprende. In sostanza la concezione della natura in Froebel, l’attività spontanea del fanciullo, il gioco, il simbolismo dei doni propri del pensiero del filosofo-educatore tedesco dovettero trovarsi in consonanza con la concezione pedagogica gentiliana.

Gentile pose mano alla “scuola normale” e la trasformò in Istituto Magistrale, specifico corso di studi per la preparazione degli insegnanti elementari e ad esso furono annessi o un “giardino d’infanzia” o una “casa dei bambini”. Il Regio decreto del 6 maggio 1923, n. 1054 recita “Ad ogni Iistituto Magistrale è annesso un giardino d’infanzia o una casa dei bambini”.

Nel telegrafico dettato giuridico c’è da notare che si fa cenno anche alla “casa dei bambini”. Va notato all’uopo che le “case dei bambini” ebbero come fondatrice Maria Montessori e in esse fu sperimentato il metodo montessoriano. Nel periodo fascista, che fu anche quello della riforma del Ministro della P.I. Gentile, la Montessori ebbe particolare riconoscimento tanto che Mussolini fu Presidente Onorario dell’ Ente Opera Montessori . E’ comunque significativo il fatto che in un epoca di fascistizzazione della scuola i “giardini d’infanzia” froebeliani fossero mantenuti, come luogo per il “tirocinio” dei futuri insegnanti elementari .

Per sottolineare ancora la particolare rilevanza che i “giardini d’infanzia” ebbero all’epoca si deve anche tener conto che essi non rientravano nella competenza della Direzione Generale della Istruzione Elementare bensì in quella della Direzione generale della Istruzione classica, scientifica e magistrale. Tale Direzione Generale aveva la competenza di bandire i concorsi per cattedre di maestra giardiniera e anche per l’abilitazione a insegnare nei giardini d’infanzia annessi agli Istituti Magistrali.

Al concorso potevano partecipare le candidate munite del “diploma di maestra giardiniera” oppure le insegnanti munite del diploma di perfezionamento conseguito dalle licenziate di “scuola normale” ( la scuola che prima della creazione degli Istituti magistrali preparava gli insegnanti elementari) . Quest’ultimo è il caso della maestra Antonietta Semprebene.

In pratica i “giardini d’infanzia” dipendevano dai Presidi degli Istituti Magistrali.

La determinazione delle rette mensili da imporsi ai bambini delle famiglie abbienti è fatta dal Preside.

Il Preside disciplina e vigila, altresì, l’amministrazione dei fondi di cui al comma precedente e il loro impiego a vantaggio esclusivo del "giardino d’infanzia”.